Collaborative forecast ed effetto Forrester
27 agosto 2008 Lascia un commento
Il termine collaborative forecasting (CF) si riferisce alla possibilità che i membri della supply network gestiscano congiuntamente il processo di previsione delle vendite (forecasting).
Spesso all’interno di una supply network ogni azienda elabora le proprie previsioni di vendita individualmente, utilizzando i dati storici sul sell-in, senza considerare i dati sul sell-out, o sulle future promozioni programmate dagli attori del network a valle. Questa modalità di gestione del processo di forcasting è detta local forecasting.
L’effetto Forrester spiega in modo chiaro che questo approccio può portare ad un significativo effetto ampli azione della domanda lungo la Supply Chain che causa elevati investimenti in scorte e basso livello di servizio ai clienti.
Negli anni ’50, il professor Jay Forrester del Massachusetts Institute of Technology (Boston) eseguì alcune simulazioni sull’andamento della domanda, degli ordini e delle scorte in una catena di imprese. Tale ricerca evidenziò che, nel tempo si può verificare un significativo effetto di ampli azione della domanda nel trasferimento degli ordini dagli attori a valle del supply network a quelli a monte.
Inoltre le scorte, lungo la Supply Chain, possono essere soggette ad oscillazioni ampie ed irregolari. In pratica, ciò che accade è molto simile al gioco del “telefono senza fili”.
Un gruppo di ragazzi si dispone in fila; il primo sussurra una frase al secondo che, indipendentemente dal fatto che abbia sentito chiaramente o meno, ripete a bassa voce al terzo ragazzo e così via fino alla fine della coda. Man mano che il messaggio viene trasmesso tende a distorcersi.
L’effetto Forrester comunque non è causato solo da errori di comunicazione e di distrazione ma anche dal desiderio da parte di ogni attore, di migliorare la propria porzione di supply network. Per meglio comprendere ciò che Forrester ha dimostrato si consideri una Supply Chain composta da quattro attori: un dettagliante, un grossista, un produttore e un fornitore

Figura 6 – Supply Chain ( tratto da Supply Chain la gestione dei processi di fornitura e distribuzione, 2006)
Come evidenziato nell’ultima colonna a destra in Tabella 2, si suppone che, la domanda finale del mercato del dettagliante, si riduca da 100 pezzi nel periodo 1 a 95 nei successivi periodi.
Supponiamo che ciascun attore adotti la stessa politica di gestione delle scorte (avere, a fine periodo, un quantitativo di prodotti SF pari alla domanda relativa allo stesso periodo).
La scorta, all’inizio del periodo 1, è pari a 100 pezzi per tutti gli attori.All’inizio del periodo 1 il dettagliante ha 100 pezzi in magazzino (Si) e si trova a dover soddisfare una domanda di 100 pezzi, dal momento che intende avere in magazzino, alla fine del periodo, un numero di Sf, provvede ad acquistare dal grossista 100 pezzi.
Un discorso analogo può essere fatto per tutti gli attori a monte del dettagliante e per tutti i successivi periodi.
Nella Tabella 2 è possibile evidenziare come a fronte di una domanda di mercato relativamente stabile si generino fluttuazioni di domanda sempre più ampie negli ordini tra i vari attori della Supply Chain (effetto Forrester).
In realtà esiste un terzo elemento caratterizzante l’effetto e cioè lo sfasamento dell’andamento degli ordini, passando da valle verso monte che per semplificazione non è stato tenuto in considerazione nella Tabella 2.
Nella pratica di ogni giorno esiste un tempo fisiologico che intercorre fra la creazione della domanda, la trasmissione dell’ordine e la soddisfazione da parte dei fornitori che vanno a generare degli sfasamenti temporali amplificati lungo la catena di fornitura. Al contrario, il CF ha come obiettivo la collaborazione fra i vari membri del Supply network al fine di ottenere una previsione di vendita condivisa ed utilizzata da tutti gli attori, a partire dalla quale è possibile elaborare piani di approvvigionamento, produzione e spedizioni.
Il Collaborative Planning Forecasting and Replenishment (CPFR) riguarda la collaborazione fra due o più membri del Supply network che pianifica congiuntamente le attività promozionali che saranno svolte ed elaborano previsioni di vendita sui quali verranno stabiliti i piani di approvvigionamento e di spedizione.
Il termine CPFR fu introdotto nel 1995 per descrivere il progetto pilota di collaborazione riguardante una linea di prodotti per l’igiene dentale. Tra il fornitore ed il cliente avvenne uno scambio di informazioni elettroniche sul sell-out utilizzate dai due soggetti, per elaborare previsioni di vendita.

Figura 7 –Il modello di CPFR sviluppa dall’associazione VICS (Supply Chain la gestione dei processi di fornitura e distribuzione, 2006)
Successivamente, il termine CPFR, iniziò ad essere usato a collaborazioni fra le aziende finalizzate alla definizione di piani promozionali, di vendita e di riassortimento.
Nel 1998, l’associazione americana “Voluntary Interindustry Commerce Standards” sviluppò un modello per l’implementazione del CPFR comprendente nove fasi(Figura 7):
- Fase accordo di collaborazione: nella quale vengono definite le linee guida, le risorse da impiegare, i dadi da condividere e le modalità con le quali definire la relazione collaborativa;
- Businnes Plann congiunto: il quale deve identificare chiaramente le strategie e le tattiche per ciascun prodotto o classe di prodotti;
- Elaborare previsioni di vendita sulla base del Businnes Plann Congiunto;
- Identificare le eccezioni per le previsioni di vendita sulla base dell’accordo di collaborazione;
- Risolvere le eccezioni per le previsioni di vendita;
- Elaborare le previsioni d’ordine;
- Identificare le eccezioni per le previsioni d’ordine;Risolvere le eccezioni per le previsione d’ordine;
- Generare ordini.
Secondo alcuni esperti del settore, il CPFR, può essere considerato un’evoluzione rispetto ad altre pratiche che gestiscono i materiali nel Supply network come il CR o il VMI.
L’elemento innovativo di questo nuovo sistema consiste nella gestione delle eccezioni, rendendo sempre più partecipi ed attivi clienti e fornitori che aderiscono alla stesura, o meglio, al processo di previsione ordine (sell-in) e di previsione vendita (sell-out). Grazie a questo innovativo metodo, coerentemente con la logica loock ahead, possono pianificare in anticipo e in modo efficiente la produzione così da soddisfare la domanda durante le produzioni.
E’ comunque importante considerare che, esistono delle barriere all’implementazione del CPFR:
- Scambio e condivisione di dati riservati;
- Considerevole impiego di tempo volto alla collaborazione al coordinamento e alla gestione delle eccezioni fra le aziende;
- Necessità di un’infrastruttura informatica di supporto, nel caso di un cospicuo numero di attori del Supply network.
| Fornitore | Produttore | Grossista | Dettagliante | Periodo domanda finale | |||||
| Prod. | Scorte | Prod. | Scorte | Acquisti | Scorte | Acquisti | Scorte | Periodo | Domanda |
| 100 | Si=100 Sf=100 | 100 | Si=100 Sf=100 | 100 | Si=100 Sf=100 | 100 | Si=100 Sf=100 | 1 | 100 |
| 20 | Si=100 Sf=60 | 60 | Si=100 Sf=80 | 80 | Si=100 Sf=90 | 90 | Si=100 Sf=95 | 2 | 95 |
| 180 | Si=60 Sf=120 | 120 | Si=80 Sf=100 | 100 | Si=90 Sf=95 | 95 | Si=95 Sf=95 | 3 | 95 |
| 60 | Si=120 Sf=90 | 90 | Si=100 Sf=95 | 95 | Si=95 Sf=95 | 95 | Si=95 Sf=95 | 4 | 95 |
| 100 | Si=90 Sf=95 | 95 | Si=95 Sf=95 | 95 | Si=95 Sf=95 | 95 | Si=95 Sf=95 | 5 | 95 |
| 95 | Si=95 Sf=95 | 95 | Si=95 Sf=95 | 95 | Si=95 Sf=95 | 95 | Si=95 Sf=95 | 6 | 95 |
-Tabella 2- Andamento della domanda di una Supply Chain VICS (Supply Chain la gestione dei processi di fornitura e distribuzione, 2006)
Tratto da “Supply Chain management – La gestione dei processi di fornitura e distribuzione” – di Pietro Romano e Pamela Danese – McGraw-Hill
